Lp
Africa/Brass
Ed. limitata 180 gr. Ristampa Remaster Gatefold
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Classic Jazz
€ 46,10
COD. 0199957084604
Etichetta:
Impulse (Univer
Spedito in 24 H
Disponibilità: Immediata
Data di uscita: 28-04-2026
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Descrizione del prodotto
Nel 1961 John Coltrane approdava alla neonata etichetta impulse! Il grande sassofonista era reduce da album di notevole impatto (Giant Steps) e da un
successo anche commerciale notevolissimo: quel My Favorite Things che aveva fatto del suo sax soprano uno dei nuovi suoni che avevano caratterizzato un anno di svolta per il jazz, il fatidico 1959. Qualcuno anche a dispetto di evidenti indizi ipotizzava una svolta, se non commerciale, quanto meno in direzione di musica più palatabile: un Coltrane in una qualche misura paragonabile al Paul Desmond con Dave Brubeck di Take Five (anno 1959 pure lui). Niente di più sbagliato. Il jazz stava ritornando alle sue radici. Per lesordio su etichetta neroarancione sotto gli auspici dellallora direttore artistico Creed Taylor Coltrane convocava un ensemble allargato, con due contrabbassi (Reginald Workman e Art Davis) ed una vasta sezione fiati arricchita da strumenti insoliti come
euphonium, corni francesi e altro. Una big band jazz? No. È il brano Africa che più mise in subbuglio lambiente del jazz: qualcuno, persino spaventato, gridò allanti-jazz. Oggi possiamo ridere di queste diatribe, ma lascolto ancora desta inquietudine: suoni evocativi di unambiente poco conosciuto, un pulsare dei contrabbassi (usati in modo anche poco convenzionale), il montare di una nuvola sonora minacciosa in cui in filigrana si coglie lugola del sassofono contralto di Eric Dolpy (responsabile dellincredibile arrangiamento), lirrompere del sax tenore del leader, il passaggio del testimone al piano di McCoy Tyner,
tutti incalzati dallurlo dellensemble. Insomma: era Africa. Ma evocata, non imitata: non ci sono percussionisti aggiunti, cè il solo Elvin Jones farsi carico di danzare e travolgere con la sua prima sortita solistica di lunga durata; la quale termina con un rullio minaccioso a reintrodurre quella inquietante pulsazione dei bassi che infine si spegne in un balbettio lontano, forse infinito Completano, sulla facciata B, la tradizionale ballata britannica Greensleves (soggetta ad un trattamento alla My Favorite Things) ed un dinamico blues modale (Blues Minor). Splendidi, ma i sedici minuti della facciata A fecero la storia.
successo anche commerciale notevolissimo: quel My Favorite Things che aveva fatto del suo sax soprano uno dei nuovi suoni che avevano caratterizzato un anno di svolta per il jazz, il fatidico 1959. Qualcuno anche a dispetto di evidenti indizi ipotizzava una svolta, se non commerciale, quanto meno in direzione di musica più palatabile: un Coltrane in una qualche misura paragonabile al Paul Desmond con Dave Brubeck di Take Five (anno 1959 pure lui). Niente di più sbagliato. Il jazz stava ritornando alle sue radici. Per lesordio su etichetta neroarancione sotto gli auspici dellallora direttore artistico Creed Taylor Coltrane convocava un ensemble allargato, con due contrabbassi (Reginald Workman e Art Davis) ed una vasta sezione fiati arricchita da strumenti insoliti come
euphonium, corni francesi e altro. Una big band jazz? No. È il brano Africa che più mise in subbuglio lambiente del jazz: qualcuno, persino spaventato, gridò allanti-jazz. Oggi possiamo ridere di queste diatribe, ma lascolto ancora desta inquietudine: suoni evocativi di unambiente poco conosciuto, un pulsare dei contrabbassi (usati in modo anche poco convenzionale), il montare di una nuvola sonora minacciosa in cui in filigrana si coglie lugola del sassofono contralto di Eric Dolpy (responsabile dellincredibile arrangiamento), lirrompere del sax tenore del leader, il passaggio del testimone al piano di McCoy Tyner,
tutti incalzati dallurlo dellensemble. Insomma: era Africa. Ma evocata, non imitata: non ci sono percussionisti aggiunti, cè il solo Elvin Jones farsi carico di danzare e travolgere con la sua prima sortita solistica di lunga durata; la quale termina con un rullio minaccioso a reintrodurre quella inquietante pulsazione dei bassi che infine si spegne in un balbettio lontano, forse infinito Completano, sulla facciata B, la tradizionale ballata britannica Greensleves (soggetta ad un trattamento alla My Favorite Things) ed un dinamico blues modale (Blues Minor). Splendidi, ma i sedici minuti della facciata A fecero la storia.
Tracklist
Side A:
1 Africa
2 Greensleeves
2 Greensleeves
Side B
3 Blues Minor
3 Blues Minor
Cd
Coltrane John
2
Lp
Coltrane John
Ed. limitata 180 gr. Remaster
Lp
Coltrane John
Lp
Coltrane John
Ed. limitata Giallo 140 gr.
30
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Ed. limitata Blu
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